Tarsu: calcolo superfici catastali


Con la Circolare n.13/T del 7 dicembre 2005, l’Agenzia del Territorio ha fornito le indicazioni operative ai Comuni per la determinazione della superficie di riferimento delle unità immobiliari, da utilizzare al fine della determinazione della Tarsu (Tassa per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani), in adempimento a quanto previsto dalla legge Finanziaria 2005 (L. 311/2004).

L’art.1, comma 340, della legge 311/2004 ha stabilito che, a decorrere dal 1° gennaio 2005, per le unità immobiliari urbane di proprietà privata a destinazione ordinaria (quindi rientranti nei gruppi catastali A, B e C), la superficie di riferimento, ai fini della Tarsu, non può essere inferiore all’80% della superficie catastale. Per tale ragione la disposizione normativa ha previsto che i Comuni provvedano a modificare d’ufficio le superfici denunciate dai contribuenti ai fini della Tarsu, che risultino inferiori alla predetta percentuale, comunicandolo anche agli interessati.

Qualora non sia possibile, attraverso gli atti catastali, determinare la superficie di riferimento delle unità immobiliari, i Comuni hanno l’obbligo di richiedere, direttamente agli intestatari degli immobili, la presentazione agli uffici provinciali dell’Agenzia del Territorio della planimetria catastale del relativo immobile.
L’Agenzia del Territorio ha inoltre più volte precisato che la superficie deve essere calcolata sulla base di quanto previsto dall’Allegato C al D.P.R. 138/1998, che individua le modalità tecniche per la determinazione della superficie catastale delle unità a destinazione ordinaria.

Tale decreto, si basa sulla classificazione delle unità in gruppi e categorie catastali non ancora vigenti, e pertanto sono stati forniti, i necessari criteri operativi per il raccordo con le categorie attualmente in vigore, così individuati (vedi tabella tarsu )